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METEO Villanova d'Albenga

Villanova d’Albenga

Il Comune di Villanova d’Albenga comprende il capoluogo di Villanova e le frazioni di Bossoleto, Coasco, Ligo e Marta. Occupa una superficie territoriale di ha. 1574 ed è situato tra i Comuni di Albenga, Alassio, Andora, Garlenda, Casanova Lerrone e Ortovero. A est e nord-est, verso il Comune di Albenga, la linea di confine segue esattamente il percorso del rio Teco e del rio Arveglio.
Per quanto riguarda i confini con Alassio, si apprende da un decreto imperiale di Napoleone del 26 marzo 1812 che essi erano “delimitati dal ruscello dei Segarini fino al cippo piantato alla sommità del monte Orseo, da questo punto, lungo la cresta della montagna fino al cippo piantato al Sotto Grande e da questo punto, lungo la cresta della montagna… fino al cippo piantato al monte Loreo” (Oreto). Attualmente i confini sono definiti dal rio Razeo, rio Caso, rio della Secca e rio Furioso e si inerpicano poi, seguendo la dorsale su cui sorge l’abitato di Marta, sino allo spartiacque fra le valli del Lerrone e del Merula; verso Andora si mantengono per circa un chilometro a ridosso della provinciale Alassio-Testico. I limiti occidentali, in direzione di Garlenda e Casanova Lerrone, sono contrassegnati dalla linea che si estende dal monte Pagliassa, rio Bandito e fosso Grande fino alla confluenza con il Lerrone, quindi piegano in direzione dello sbocco del rio Furioso, compiono un largo giro intorno al monte di Ligo e si mantengono ad una altitudine media di 100-200 metri fino al rio Chiappe e al rio dei Boschi. A nord-ovest, verso il Comune di Ortovero, i confini seguono la strada vicinale del Bandito e del Balzo Grosso, rio Picarello, la zona Tenaighe, il torrente Arroscia, rio Canei e la strada vicinale di Rusciano.

Il territorio si estende presso la confluenza dei torrenti Arroscia e Lerrone i cui apporti alluvionali hanno formato la piana di Albenga della quale esso occupa l’estremo limite occidentale. Vi affiorano rocce appartenenti a diverse formazioni geologiche tutte variamente coinvolte nelle fasi deformative che hanno caratterizzato la formazione delle Alpi Liguri e, più recentemente, l’evoluzione plioquaternaria della piana di Albenga. Quest’ultima, inizialmente, era completamente sommersa e formava una profonda insenatura della costa pressochè analoga all’attuale con una zona interna progressivamente in sollevamento e con il tratto a mare in probabile abbassamento. L’ossatura collinare che borda l’ambito di pianura è costituita da rocce metamorfiche e sedimentarie con calcari marnosi e marne calcaree, arenarie, quarziti, calcari scistosi, scisti varicolari, conglomerati calcarei e argille grigio-azzurre plioceniche. Nel fondovalle prendono corpo i depositi alluvionali quaternari e recenti depositati a più riprese dai corsi d’acqua Lerrone e Arroscia. Dal punto di vista geomorfologico si evidenziano aree di fondovalle, ampiamente antropizzate con campi coltivati e serre, in cui l’andamento generale dei terreni è subpianeggiante con debole inclinazione; aree di versante a carattere collinare e montano, tra le valli Arroscia e Lerrone, caratterizzate da vasti terrazzamenti ove predomina la coltura dell’olivo intervallata da tratti gerbidi, macchia mediterranea e boschi cedui con pini, carpini, querce, castagni; altre aree, infine, rappresentate dalle cave dismesse di argilla localizzate sulla sinistra del torrente Lerrone ai piedi del versante di Ligo. Fra le colline di maggior rilievo a sud-est, verso il confine con il Comune di Albenga, si eleva il poggio Barbera (m. 274); proseguendo in direzione est-ovest, lungo lo spartiacque che delimita a mezzogiorno il territorio, si incontra la costa di Oreto (m. 554), la quota più alta raggiunta dal sistema collinare di Villanova. La frazione di Marta (m. 182 s.l.m.) è sovrastata da un’altura dalla cima pianeggiante chiamata poggio Urbano (m. 260) e sulla linea di confine tra il Comune di Villanova e quelli di Andora e Garlenda si innalza il monte Pagliassa (m. 480). Ad ovest l’altitudine più elevata si riscontra sul colle della Madonna della Neve (m. 458) che sovrasta la frazione di Ligo (m. 320 s.l.m.); più in basso, si trova l’altura della Croce Fasceti (m. 119). Tutta la zona nord è collinosa, ma non presenta alture di particolare rilievo (la cima Eresea, presso Coasco, raggiunge la quota di m. 100). Suggestiva veduta aerea dell’isola Gallinara, di Albenga ed Alassio, oltre Capo S. Croce, e della piana del Centa che conduce a Villanova d’Albenga. Sullo sfondo le Alpi Marittime.

Nel territorio di Villanova il corso d’acqua principale è il torrente Arroscia che nasce dal monte Frontè (m. 2153) e raccoglie le acque dell’arco montuoso compreso fra il colle di Nava (m. 934) e il monte Monega (m. 1882). Esso scorre, dalle sorgenti sino all’abitato di Ortovero, in una ripida e stretta vallata, quindi il suo alveo si allarga, in prossimità di Villanova, in un vasto letto costituito dai detriti accumulati nell’incessante lavoro di erosione e di trasporto. A sud di Villanova si immette nell’Arroscia il torrente Lerrone che nasce dal monte Mucchio di Pietre (m. 770) nei pressi di Testico e di Cesio e che, a sua volta, ha spesso causato inondazioni disastrose: si ricorda l’evento di piena del 1949 quando esso esondò a monte dell’abitato allagando cantine e piani terra delle abitazioni poste fuori della cinta muraria e quello del 1971 allorchè interessò il territorio pianeggiante fra Garlenda e Villanova. Il collegamento fra Villanova e la provinciale per Lusignano era assicurato da un ponte sul Lerrone, della cui costruzione non è stata trovata documentazione (si ha però notizia di uno edificato in muratura nel 1413), che fu minato e distrutto dalle truppe germaniche al momento della ritirata il 24 aprile 1945 e poi ricostruito nel 1946. Attualmente ne è stato progettato un altro ad arcata unica per meglio agevolare il deflusso delle acque nei periodi di massima portata. Numerosi sono i ruscelli che scendono dai rilievi circostanti e procedendo da ovest a est l’Arroscia riceve, dal lato destro, i fossati: Laiuole, Crovara, Delle Moglie e il rio Teco in cui si immette il rio Leamazzo; dal lato sinistro scendono le acque dei rii: Canei, Chiappe, Branche, Prandi, Sotti e Arveglio sulla linea di confine con Albenga. Gli affluenti di destra del torrente Lerrone sono: fosso Grande in cui si immettono diversi rii minori, rio Furioso, rio Caso, rio delle Peghe, fosso delle Gerbate, rio Castagnei, fontana Barè, fossato dei Montini; l’affluente di sinistra è il rio Paratermi che raccoglie le acque del rio Fasceti e del rio Fasceti Bassi.

La struttura della città

Con ogni probabilità la forma della struttura urbanistica di Villanova era stata adattata alla conformazione del terreno, naturalmente difeso da tre lati dai torrenti Arroscia (a nord e ad est) e Lerrone (a sud). La costruzione di mura e torri, infatti, rendeva il borgo pressochè inespugnabile e costituiva un baluardo contro i vicini feudi ostili dei Della Lengueglia e dei Clavesana. La funzione di Villanova doveva essere quella di offrire riparo agli abitanti che da secoli sfruttavano il territorio a scopi agricoli e pastorali.
All’interno del borgo lo spazio era destinato soltanto ad abitazioni, magazzini, stalle, pozzo o a quel poco di economia di scambio e di trasformazione che poteva nascere dalla concentrazione in uno stesso luogo di una certa quantità di persone. In documenti del 1527 risultavano citati in Villanova solo un aromatarius (droghiere) o spetiarius (farmacista), una apotheca calegarie (calzolaio) e una apotheca sive fucina (presumibilmente fabbro); nel Catasto del 1539 era censita un’unica apotheca. All’interno delle mura non si trovavano giardini nè orti, non esisteva alcuno spazio pubblico ad eccezione della strada centrale, dei vicoli e del barbacane. Il mercato si svolgeva soltanto ad Albenga.
Architettonicamente, pur trattandosi di una fortificazione medievale, si può notare un richiamo alla tipica pianta delle città romane, come accade per Albenga, in quanto sussiste l’idea dell’ortogonalità degli assi viari. Il borgo non ha isolati quadrati, ma molto allungati a lato della strada principale alle cui estremità si aprono le porte. Questa disposizione risponde alla necessità di accogliere in uno spazio modesto il maggior numero di abitazioni e di dare a tutte un facile accesso al percorso principale. L’orientamento verso i punti cardinali intermedi (da nord-est a sud-ovest) favorisce l’insolazione degli isolati in inverno.

Foto: Luciano Rosso

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