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Con
ogni probabilità la forma della struttura urbanistica
di Villanova era stata adattata alla conformazione del terreno,
naturalmente difeso da tre lati dai torrenti Arroscia (a nord
e ad est) e Lerrone (a sud). La costruzione di mura e torri,
infatti, rendeva il borgo pressochè inespugnabile e costituiva
un baluardo contro i vicini feudi ostili dei Della Lengueglia
e dei Clavesana. La funzione di Villanova doveva essere quella
di offrire riparo agli abitanti che da secoli sfruttavano il
territorio a scopi agricoli e pastorali.
All'interno del borgo lo spazio era destinato soltanto ad abitazioni,
magazzini, stalle, pozzo o a quel poco di economia di scambio
e di trasformazione che poteva nascere dalla concentrazione in
uno stesso luogo di una certa quantità di persone. In
documenti del 1527 risultavano citati in Villanova solo un aromatarius
(droghiere) o spetiarius (farmacista), una apotheca calegarie
(calzolaio) e una apotheca sive fucina (presumibilmente fabbro);
nel Catasto del 1539 era censita un'unica apotheca. All'interno
delle mura non si trovavano giardini nè orti, non esisteva
alcuno spazio pubblico ad eccezione della strada centrale, dei
vicoli e del barbacane. Il mercato si svolgeva soltanto ad Albenga.
Architettonicamente, pur trattandosi di una fortificazione medievale,
si può notare un richiamo alla tipica pianta delle città romane,
come accade per Albenga, in quanto sussiste l'idea dell'ortogonalità degli
assi viari. Il borgo non ha isolati quadrati, ma molto allungati
a lato della strada principale alle cui estremità si aprono
le porte. Questa disposizione risponde alla necessità di
accogliere in uno spazio modesto il maggior numero di abitazioni
e di dare a tutte un facile accesso al percorso principale. L'orientamento
verso i punti cardinali intermedi (da nord-est a sud-ovest) favorisce
l'insolazione degli isolati in inverno.